Capelle



Malborghetto

patroni: S. Nicola da Bari e S.  Bernardino da Siena

MalborghettoAl km 19.400 della via Flaminia, a 7 km da Prima Porta, si eleva un imponente Arco a quattro fornici, eretto si dice, da Costantino sul luogo dove si era accampato con le sue truppe prima di affrontare Massenzio (312 d. C) e dove, nel sonno ebbe la visione di Cristo che lo invitava a porre sui labari il suo monogramma. L’Arco, risalente alla prima metà del IV secolo d. C, ricorda quello romano di Bocca della Verità e fu trasformato, nel Medio Evo, in casale fortificato. Addossata al Casale, detto di Malborghetto, c’è una piccola chiesa oggi affidata alle cure dei Monaci paolini. La parte anteriore della piccola chiesa è piuttosto recente, essendo stata costruita nel 1947; il corpo retrostante, invece, è quasi certamente un rifacimento di una chiesa già esistente nel 1744.Cappella Malborghetto L’Arco e il Casale non abbiano avuto vita tranquilla e siano sottoposti a varie trasformazioni, la struttura in laterizi dell’Arco romano è ancora perfettamente riconoscibile. Il Casale Malborghetto, la cui visita è di notevole interesse, conserva al piano terra materiali provenienti dalla Torre di Prima Porta e oggetti di epoca etrusca e romana. Anche negli ambienti sotterranei sono presenti vasi etruschi e resti di corredi funebri della vicina necropoli etrusca di Volusia. Il complesso si trova su un prato (corrispondente, all’incirca, all’area dell’antico Borgo) prossimo ad un viale coronato di pini e costituisce per il visitatore una inattesa oasi di pace.

 


Sant’Isidoro

San IsidoroUn gruppo di case, non più di una quarantina fra vecchie e nuove, formano il piccolissimo borgo di Sant’Isidoro situato su una fresca e verdeggiante altura lungo la via Tiberina, resa ancor più piacevole dallo sfondo dei monti Simbruni e Realtini. Negli anni ottanta gli abitanti del borgo decisero di costruire, a loro spese, una chiesa, utilizzando l’area di un vecchio lavatoio pubblico. Nel 1986 il 25 maggio Mons. Alessandro Plotti, vescovo ausiliare di Roma ha benedetto questa chiesa eretta in onore di S. Isidoro Agricoltore.

 

 

(citato da: Chiese del XX Municipio, a cura di Lilia Massaro)

 


Cimitero Flaminio

cappellaIl Cimitero Flaminio nasce come cimitero suburbano sulla collina di Montebello. Dal 27 dicembre anno 1888 in cui vi fu tumulata la prima salma, un numero inestimabile di persone decedute è stato accolto qui; con u’impennanta nel periodo dell’ultima guerra quando i cadaveri che venivano trovati ovunque, e non potevano finire nel Cimitero del Verano, erano sepolti a Prima Porta.

Nell’anno 1941 fu inaugurato il nuovo Camposanto e di conseguenza secolo si sono succeduti numerosi ampliamenti, e con 150 ettari di terreno, il Cimitero Flaminio si situa come uno dei piu grandi cimiteri d’Europa.

cappella.

Sin dal 1942 fu individuata, all’interno del cimitero, l’esistenza di una villa romana di età repubblicana ampiamente scavata e restaurata dalla Sopraintendenza Archeologica di Roma a partire dal 1985.

Il 1° novembre 1964 nella Sollenità di Tutti i Santi, il Sommo Pontefice Polo VI visitò il Cimitero di Prima Porta. Dopo un momento di preghiera in Cappella davanti al Santissimo Sacramento; è uscito sul piazzale esterno e di là  ha rivolto la sua esortatrice parola al clero e ai numerosi fedeli:

…oggi noi pensiamo a tutti i nostri cari che ci attendono presso il Signore. Chi è che non ha qualche defunto amato a cui rivolgere piamente il ricordo? Chi non deve essere riconoscente a quelli che lo hanno preceduto cum signo fidei?  Tutti noi abbiamo ricevuto la vita: abbiamo degli antenati, dei nonni, dei genitori, abbiamo le generazioni che hanno percorso e ci hanno additato le vie della fede e della pace. Dobbiamo il dono preziosissimo della vita a questi nostri predecessori; e siamo perciò debitori a loro di grande, speciale riconoscenza e di fedele pietà, convinti, come del resto siamo, di non dimenticare mai quelli che hanno per noi lavorato, hanno sofferto e ci hanno consegnato il tesoro sacro e divino dell’esistenza. Questo dovere è altissimo e benchè, secondo dettami del nostro tempo, non siamo abituati a volgere gli occhi indietro, preferendo dirigere lo sguardo alle aspirazioni e agli interessi del presente e dell’avvenire, tuttavia, appunto come uomini e come cristiani, dobbiamo a coloro, che hanno vissuto prima di noi e che noi hanno costruito tutto ciò che abbiamo, questo tributo di riconoscenza, di preghiera, di onore.