I nostri Patroni



Sant’ Urbano I, Papa

19 maggio

Romano, papa dal 222 al 230, fu seppellito o nel Cimitero di Callisto o in quello di Pretestato. Secondo il Liber Pontificalis, sarebbe nato a Roma durante l’impero di Diocleziano, mentre la sua elezione sarebbe avvenuta sotto l’impero di Alessandro Severo. Dopo i tumulti anticristiani ai quali non sopravvisse il suo predecessore, il suo pontificato fu relativamente tranquillo. La famiglia imperiale stessa, attraverso la volontà di Giulia Mamea, madre dell’imperatore, accolse assieme ai riti pagani anche quelli cristiani. Urbano venne particolarmente ricordato per la sua tenacia nel rivendicare le proprietà appartenenti alla chiesa, in particolar modo una causa civile contro un’associazione di ostie quindi il “dio Bacco” a proposito della proprietà di un edificio adibito al culto cristiano. Revocò il decreto di papa Zeferino, che stabiliva l’uso di vasi vitrei nei sacrifici, prescrivendo che da tutti e dovunque si usassero calici d’argento. Una tarda “Passio” lo vuole martire e legato alla storia di S.Cecilia. E’ ricordato nel Martirologio Romano il 25 maggio: A Roma, sulla via Nomentana, il natale del beato Urbano primo, Papa e Martire, per la cui esortazione e dottrina molti (fra i quali Tiburzio e Valeriano) abbracciarono la fede di Cristo, e per essa subirono il martirio. Egli pure, nella persecuzione di Alessandro Severo, dopo aver molto sofferto per la Chiesa di Dio, da ultimo con la decapitazione ottenne la corona del martirio.
Nell’arte è raffigurato come un pontefice canuto con ampia tonsura e breve barba.

Patronato: Vignaioli

PREGHIERA A SANT’URBANO

O glorioso Sant’Urbano, a te il Signore Gesù, Sommo ed Eterno Sacerdote, affidò la Cattedra di Pietro e perciò ti mise a capo di tutta la Chiesa per presiederla nell’unità e nella carità fraterna. Ti domandò con tenerezza  e piena fiducia sull’amore disinteressato, come un dì lo fece con l’Apostolo, per custodire le sue pecore perseguitate dall’empio imperatore. La tua eroica sollecitudine di buon pasotre non si arrestò mai e la tua fede non venne meno neanche sotto i colpi di spada. La nostra amata Roma, di cui sei nobile figlio e cittadino, conserva la tua memoria e loda incessantemente il Signore per le benedizioni sparse su di essa con l’effusione del tuo sangue.

Sant’Urbano, or sono quattro secoli, da quando i nostri antenati ti ricevettero come nuovo patrono del ricosturito tempio di Prima Porta. Nel solenne atto dell’erezione di questa comunità parrocchiale sei diventato il nostro portettore e la sicura guida sul cammino cristiano. O intrepido Sant’Urbano, tu anche oggi, ci ricordi le irrinunciabili esigenze del Vangelo assimee all’insegnamento dei nostri pastori. Tu ci indichi con mano ferma il segno folgorante della Croce di Cristo, che dai tempi del grande Costantino irradia il firmamento di questo quartiere. O Sant’Urbano, amante e testimone della Croce salvifica, quanto desideri che il celeste annuncio “In hoc signo vinces” si imprima profondamente nei nostri cuori, affinchè in noi e attraverso di noi vinca sempre il vero bene!

Con le tue preghiere sostieni perciò i nostri passi spesso vacillanti sotto i pesi di ogni giorno; illumina le nostre menti esasperatamente affannate dalle preoccupazioni per il domani. Troppo spesso ci dimentichiamo che non di solo pane vive l’uomo. O Santo Martire, guarda con compassione tanti disagi morali, spirituali e sociali delle nostre famiglie. Veglia sui nostri bambini ed aiuta i giovani nel realizzare i loro progetti ed aspirazioni per un felice futuro. Conserva le persone anziane ed ammalate nelle condizioni di una vita dignitosa e serena. Suscita in mezzo a noi le sante e numerose vocazioni alla sequela di Cristo. Ispira i responasabili e tutti noi a dare un nuovo volto al nostro quaritere; la nostra piazza, le strade che diventino non solo tranquille e sicure ma anche decorose. Sant’Urbano, apri i nostri cuori a Cristo, per la sua Parola. Facci sentire fame del Pane Eucaristico, l’importanza della Santa Messa domenciale e della ferequente pratica sacramentale. Ricordaci la bellezza della preghiera quotidiana alla scuola di Maria Santissima.

Sant’Urbano, prega per noi.

Santo Martire, cammina con noi.

Santo Patrono, costruisci la nostra comunità nella concordia.

Sant’Urbano, accoglici nelal gloria di Cristo. Amen.


San Lorenzo, Diacono e martire

10 agosto

Forse da ragazzo ha visto le grandiose feste per i mille anni della città di Roma, celebrate nel 237-38, regnando l’imperatore Filippo detto l’Arabo, perché figlio di un notabile della regione siriana. Poco dopo le feste, Filippo viene detronizzato e ucciso da Decio, duro persecutore dei cristiani, che muore in guerra nel 251. L’impero è in crisi, minacciato dalla pressione dei popoli germanici e dall’aggressività persiana. Contro i persiani combatte anche l’imperatore Valeriano, salito al trono nel 253: sconfitto dall’esercito di Shapur I, morirà in prigionia nel 260. Ma già nel 257 ha ordinato una persecuzione anticristiana. Ed è qui che incontriamo Lorenzo, della cui vita si sa pochissimo. E’ noto soprattutto per la sua morte, e anche lì con problemi. Le antiche fonti lo indicano come arcidiacono di papa Sisto II; cioè il primo dei sette diaconi allora al servizio della Chiesa romana. Assiste il papa nella celebrazione dei riti, distribuisce l’Eucaristia e amministra le offerte fatte alla Chiesa. Viene dunque la persecuzione, e dapprima non sembra accanita come ai tempi di Decio. Vieta le adunanze di cristiani, blocca gli accessi alle catacombe, esige rispetto per i riti pagani. Ma non obbliga a rinnegare pubblicamente la fede cristiana. Nel 258, però, Valeriano ordina la messa a morte di vescovi e preti. Così il vescovo Cipriano di Cartagine, esiliato nella prima fase, viene poi decapitato. La stessa sorte tocca ad altri vescovi e allo stesso papa Sisto II, ai primi di agosto del 258. Si racconta appunto che Lorenzo lo incontri e gli parli, mentre va al supplizio. Poi il prefetto imperiale ferma lui, chiedendogli di consegnare “i tesori della Chiesa”. Nella persecuzione sembra non mancare un intento di confisca; e il prefetto deve essersi convinto che la Chiesa del tempo possieda chissà quali ricchezze. Lorenzo, comunque, chiede solo un po’ di tempo. Si affretta poi a distribuire ai poveri le offerte di cui è amministratore. Infine compare davanti al prefetto e gli mostra la turba dei malati, storpi ed emarginati che lo accompagna, dicendo: “Ecco, i tesori della Chiesa sono questi”. Allora viene messo a morte. E un’antica “passione”, raccolta da sant’Ambrogio, precisa: “Bruciato sopra una graticola”: un supplizio che ispirerà opere d’arte, testi di pietà e detti popolari per secoli. Ma gli studi (v. Analecta Bollandiana 51, 1933) dichiarano leggendaria questa tradizione. Valeriano non ordinò torture. Possiamo ritenere che Lorenzo sia stato decapitato come Sisto II, Cipriano e tanti altri. Il corpo viene deposto poi in una tomba sulla via Tiburtina. Su di essa, Costantino costruirà una basilica, poi ingrandita via via da Pelagio II e da Onorio III; e restaurata nel XX secolo, dopo i danni del bombardamento americano su Roma del 19 luglio 1943.

Patronato: Diaconi, Cuochi, Pompieri

PREGHIERA A SAN LORENZO

O Glorioso S. Lorenzo, che dopo avere con eroica intrepidezza sostenuto gli slogamenti della tortura, i laceramenti degli scorpioni di ferro, con un eroismo non più veduto vi rideste dei carnefici e dei tiranni, mentre eravate arrostito a fuoco lento su d’una graticola, per cui si estese la vostra fama in tutto l’universo; ottenete a noi tutti la grazia di mantenerci sempre incrollabili nella fede, malgrado tutte le tentazioni del demonio e le persecuzioni del mondo, e di vivere in tale maniera, da meritarci nell’altra vita la vostra beata immortalità. Gloria.

citato da: www.santiebeati.it


 

Ss. Abbondio, Abbondanzio, Marciano e Giovanni

Dagli atti del martirio dei Ss. Abbondio, Abbondanzio, Marciano e Giovanni avvenuto a Prima Porta nel 303 d.c.:

Nei tempi in cui regnavano gli imperatori Diocleziano e Massimiano, mentre Abbondio prete e Abbondanzio diacono, venivano condotti lungo la via Flaminia per essere decapitati, presso la città di Rubra (sorgeva presso Prima Porta a 9 miglia da Roma), si fece loro incontro Marciano, uomo nobilissimo, che, portava tra le braccia il suo figlio Giovanni defunto, si getto umilmente ai piedi dei Santi dicendo”: Io vi scongiuro, per amore di Cristo, per cui ciò patite, che dopo la resurrezione del mio figlio facciate venire con voi anche me, alla corona del martirio. Dopo aver pregato San Abbondio, rivolto al cadavere così parlò: A te dico, o terra arida, sorgi nel nome di Gesù Cristo! Immediatamente il defunto aprì gli occhi e tornò a vivere, allora Marciano presentò ai Santi un vaso di acqua dicendo: Io vi scongiuro, per amore di Cristo, che non tardiate a battezzarmi insieme a mio figlio, affinché anche noi insieme a voi, perveniamo ala corona del martirio. Abbondio prete battezzò il padre con il figlio nel nome della SS. Trinità. In quello stesso momento i soldati presero Marciano e suo figlio Giovanni per decollarli in compagnia degli altri. Prima di morire i Santi Martiri si inginocchiarono a terra e pregarono con il Signore: Vi ringraziamo, o Signore Gesù Cristo, Dio dei Santi, che confermaste il grande e glorioso nome della vostra divinità in quelli che vi adorano manifestamente… Noi, quantunque siamo poveri peccatori, vi preghiamo per la vostra bontà e clemenza, che ci facciate comparire mondi al vostro cospetto, poiché moriamo per la vostra verità, o Signore Gesù Cristo, al quale è gloria, onore, potestà ed impero con Dio Padre e con lo Spirito Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. Dopo aver pregato dissero ai carnefici: Eseguite i comandi che vi sono stati dati. E sotto il ferro terminarono la vita. Patirono, i Santi Martiri Abbondio prete, Abbondanzio diacono, Marciano e suo figlio Giovanni, il giorno 16 settembre dell’anno 303.