Storia



Fin dall’antichità le rupi che si estendono lungo la riva destra del Tevere dal fosso della Crescenza a quello di Prima Porta erano chiamate Saxa Rubra, per il colore rossastro degli affioramenti di tufo. Secondo la leggenda, il colore delle rocce sarebbe dovuto al sangue dei soldati romani morti durante celebre e cruenta battaglia, svoltasi nella pianura tra queste rupi e il Tevere, tra l’esercito di Masenzio e quello di Costantino, conclusasi nel 312 presso Ponte Milvio con lavittoria i Costantino e il trionfo definitivo del Cristianesimo.

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La primitiva chiesa di San Lorenzo, di cui si fa già menzione in un documento del 1109, sorgeva presso un arco romano del tardo Impero, denominato, nel Medioevo, Prima Porta perché indicava il primo ingresso a Roma per coloro che provenivano dal nord. Questo arco aparteneva probabilmente ad un acquedotto della vicina, grandiosa Villa di Livia, consorte dell’imperatore Augusto.

Prima Porta (km 13 della via Flaminia) dove ora si estende il Cimitero Flaminio, era, nel Medioevo, un piccolo borgo sorto su preesistenti costruzioni romane; oggi è un popoloso quartiere (Comune e diocesi di Roma).

Dai documenti risulta che presso la chiesa rurale di San Lorenzo, il Monastero di Santa Maria in via Lata – che in quella località possedeva dei fondi – edificò un ospedale che ebbe breve vita, avendo avuto già bisogno di restauro nel 1225.

La Chiesa, abbandonata e andata in rovina, fu ricostruita da papa Urbano VIII  Barberini che il 7 marzo 1629 con la costituzione apostolica Creditam nobis desuper la eresse a parrocchia, intitolandola ai Santi Urbano e Lorenzo. Al momento della fondazione essa apparteneva alla giurisdizione vescovile romana per passare, in seguito, a quella di Porto-Santa Rufina, prima di tornare a far parte della diocesi di Roma.

La chiesa eretta da Urbano VIII, alla quale era annessa una Osteria con Stazione Posta per il cambio del cavalli, subì alcune modifiche già con papa Pio XI: la navata fu ricostruita in stile neogotico, mentre vennero conservate nelle forme seicentesche la facciata e il corpo di fabbrica anteriore, che già aveva funzione di nartece e canonica.

Dal 1945, a causa dello smembramento della diocesi suburbicaria di Porto-Santa Rufina, la chiesa dei Santi Urbano e Lorenzo è stata annessa al Vicariato di Roma.

Nel 1965, un’alluvione imperversò nella zona di Prima Porta. In quella occasione papa Paolo VI visitò il sito e promise agli abitanti della zona che avrebbe fatto costruire una nuova chiesa.

Realizzata, alla sinistra dell’arco, su progetto dell’architetto Giorgio Pacini, la moderna costruzione – a pianta centrale, in cemento a vista e ferro – fu inaugurata da Paolo VI nella Pasqua del 1971. Nel 1999, fu visitata da Giovanni Paolo II, come ricorda una lapide affissa su una parete della chiesa.

L’architettura della nuova chiesa – ad aula unica – è caratterizzata da una copertura a falde inclinate convergenti verso un pilastro polistilo dentro il quale trova posto il Tabernacolo, centro e sostegno ideale dell’area sacra. Un crocifisso a vetri policromi domina la parete di fondo al di sopra dell’altare.

La preesistente chiesa secentesca, divenuta una gradevole appendice della nuova, funge da Capella feriale.

Dell’arco romano – ancora intatto nel ‘600, come risulta da un disegno dell’epoca – è tuttora visibile un pilone addossato alla facciata secentesca della vecchia chiesa, la cui parte posteriore è stata sventrata per far posto alla nuova costruzione. Sulla sinistra si può ammirare il piccolo campanile a vela che conserva la campana originaria.

Alle spalle della parrocchia, si eleva una collinetta sulla quale è ancora visibile una torre rinascimentale. La collina fu sede di insediamento etruschi e romani; infatti, in epoca etrusca, l’altura doveva costruire un punto nevralgico, trovandosi alla confluenza di una fitta rete di strade oggi ricalcate da vie moderne.

La nuova parrocchia, inizialmente affidata al clero diocesano di Roma – Oblati Figli della Madonna del Divino Amore – e dal 14 settembre 2005 è officiata dai Monaci di San Paolo IoEremita ai quali sono affidati anche alcuni luoghi di culto sussidiari.

(citato da: Chiese del XX Municipio, a cura di Lilia Massaro, pp. 18-21)